Prima di cominciare: Raccontare la vita e le opere del Caravaggio ad un bambino potrebbe essere un argomento delicato, data la sua indole piuttosto ribelle, la sua vita estrema e le sue opere a volte violente e brutali.

In questo articolo abbiamo trattato il tema con un linguaggio “soft”, adatto ai bambini, ma un’immagine dell’opera “Davide e Golia” a fine articolo, potrebbe essere “sgradevole” vi raccomandiamo di leggere l’articolo fino alla fine prima di proporre questa lettura ai vostri bambini!

In seguito troverai un riassunto dettagliato della vita di Caravaggio spiegato ai bambini della scuola primaria. Fai riferimento all’indice dei contenuti qui sotto per passare velocemente alla parte che desideri.

Indice dei contenuti

Chi era Caravaggio?

Caravaggio è stato uno dei più grandi pittori della storia. Ammirare un suo quadro è come guardare una foto, viene da chiedersi come sia possibile dipingere con tanta perfezione. Se la vita di Caravaggio fosse stata la trama di un film, sarebbe ricca di duelli, storie d’amore, fughe e inseguimenti; la sua vita infatti, per quanto breve, è stata piena di colpi di scena!

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La Vita di Caravaggio

caravaggio ritratto
Il Caravaggio

Il suo vero nome era Michelangelo Merisi,  nacque a Milano nel 1571, ma i suoi genitori erano di Caravaggio, una cittadina della Lombardia, vicina a Bergamo, per questo motivo fu chiamato semplicemente “Il Caravaggio.”

Nel 1577, a soli 6 anni, la famiglia decise di lasciare Milano a causa della terribile epidemia della peste che imperversava nel capoluogo lombardo e decise di tornare a Caravaggio, nel loro paese di origine. Sfortunatamente ben presto l’epidemia si portò via il padre e altri familiari. 

Finalmente quando l’epidemia di peste a Milano era terminata, la madre di Michelangelo – che si era accorta presto del suo grande talento – decise di “mandarlo “a bottega” a Milano. All’epoca i pittori imparavano l’arte nelle cosiddette botteghe, degli artisti, le botteghe erano infatti dei veri e propri studi d’arte, dove i giovani artisti potevano imparare l’arte dai maestri d’arte, esattamente quelle che per noi oggi sono le scuole d’arte. 

Ben presto però, quando aveva solo 19 anni, la madre morì e gli lasciò dei soldi con cui egli partì all’avventura, direzione Roma! A Roma Caravaggio frequentò le osterie e i quartieri più malfamati, locali che ritroviamo spesso nei suoi dipinti, come vedremo in seguito, ma lavorò anche molto.

Un giorno, nel bel mezzo di una partita di pallacorda (una specie di tennis), Caravaggio e il suo avversario di gioco cominciarono a litigare – si dice perché innamorati della stessa donna o per un banale fallo subito – fattostà che Caravaggio accoltellò il malcapitato, uccidendolo. 

Ovviamente fu subito condannato a morte dal Papa e molto probabilmente questa è la vera ragione della sua fuga da Roma. La sua fuga fu un continuo viaggio di città in città (Napoli, Malta, Siracusa, Palermo, Messina) e in tutte queste città lasciò traccia di sé con le sue opere.

L’artista trovò all’inizio rifugio a Napoli e poi a Malta dove rimase per poco, però in una rissa (un’altra …! ) ferì un giovane dell’alta società e dovette nuovamente scappare.

Fuggì anche dall’isola e andò in Sicilia, dove realizzò alcune importanti opere. Nel costante timore di essere trovato, lasciò l’isola per tornare a Napoli in cerca di protezione. Non bastò. Gli uomini di uno dei suoi numerosi nemici lo riuscirono a trovare e, a seguito di un duello, lo ferirono al volto, lasciandolo in fin di vita.

Con gravi problemi di salute, ferito e debole, Caravaggio decise di recarsi a Roma, per chiedere la grazia e la clemenza del pontefice. Ma nel corso del viaggio le sue condizioni di salute peggiorano irrimediabilmente e morì  a Porto Ercole, in Toscana, da fuggitivo, a soli 38 anni, senza mai sapere che, nel frattempo, Papa Paolo V, aveva deciso di concedergli la grazia e quindi di cancellare la sua condanna a morte. Il perdono giunse insieme alla morte e senza che lui nemmeno lo sapesse. Che tristezza!

In molti pensavano che Caravaggio fosse un pazzo, si vestiva con indumenti vecchi e sporchi, aveva – come avete letto – tante cattive abitudini come il bere, il giocare clandestinamente per soldi, aveva spesso armi con sé pronto per buttarsi nelle risse, insomma non proprio il migliore degli amici. Si dice infatti che Caravaggio non avesse amici e che l’essere umano a cui era maggiormente legato era il suo cane, Cornacchia.

Proprio a causa di questo suo carattere rissoso e del suo temperamento ribelle fu chiamato anche il pittore maledetto.

A causa del suo carattere rissoso, i quadri del Caravaggio non ebbero molto successo per lungo tempo e non erano, ovviamente, amati dalla Chiesa per i contenuti violenti e per i soggetti ritratti. Fortunatamente le opere di Caravaggio furono riscoperte dopo quasi 300 anni, quando il suo talento venne rivalutato grazie a studiosi che invece seppero cogliere l’arte e il talento di questo incredibile pittore.

Lo stile dei dipinti di Caravaggio

Caravaggio dipingeva direttamente i modelli, senza fare disegni o schizzi preparatori. Vi immaginate un pittore che non fa prima il disegno, ma dipinge direttamente con i pennelli? E se sbagliava? Buttava via la tela e ricominciava da capo! Nessun artista, prima di allora, avrebbe osato dipingere un quadro senza prima fare uno schizzo o un disegno sulla tela. 

Un’ altra delle grandi rivoluzioni di Caravaggio consiste nella sua capacità di dipingere forme tridimensionali grazie all’uso della luce che fa apparire i soggetti estremamente reali. Ma come riusciva ad ottenere una simile accuratezza con una luce sempre perfetta? Ebbene, proprio perché rappresentava ciò che vedeva realmente, si creava nel  suo studio una vero e proprio set scenografico, posizionando delle lanterne nei posti che riteneva opportuni. Le lanterne, posizionate in luoghi strategici e grazie alla luce diffusa, davano risalto a determinati particolari, creando un’illusione che sembrava dare vita alle scene del quadro.

I temi delle opere del Caravaggio

Caravaggio ha ritratto diversi soggetti nella sua carriera, tele a tema mitologico, a tema religioso, ecc. Ma c’è  una tipologia di soggetti che spesso si tira sempre in ballo quando si parla di questo artista: la natura morta,  composizioni con frutta, fiori, verdura raccolti in una ciotola o in un vaso. 

Senza dubbio Caravaggio ci ha lasciato alcune delle nature morte più belle e popolari di tutta la storia dell’arte, come ad esempio la tela chiamata “Canestra di frutta” che rappresenta un’allegoria sulla precarietà dell’esistenza umana; le imperfezioni della frutta, foglie secche, ammaccature, buchi lasciati da qualche bruchetto affamato, sono particolari simbolici.
Infatti ricordano come la vita non sia perfetta e sicura ma imperfetta e precaria. Insomma Caravaggio ci invita a non sprecare il nostro tempo in cose sciocche e poco importanti, ma a gustare pienamente la nostra vita…un po’ come si gusta una bella mela succosa e croccante!

Canestro di frutta Caravaggio

Con i suoi straordinari effetti di luce, i suoi dipinti raccontano la vita quotidiana, i suoi protagonisti sono i più umili e disgraziati. I temi sono sempre popolari, case povere, gente umile con le calze bucate o sporche, o vecchi, a volte deformi. Cercava sempre di rappresentare la realtà come la vedeva, si dice che la sua rappresentazione sia talmente perfetta che i naturalisti e gli scienziati riescono addirittura a riconoscere le malattie delle piante dipinte.

Durante gli anni più difficili, tra una rissa e l’altra,  anche lo stile del pittore cambia, i colori si fanno più scuri, le ombre più intense, le composizioni più affollate e i soggetti più drammatici. 

Pensate inoltre a quale influsso può aver avuto la peste sul giovane Caravaggio… Non è facile rispondere a questa domanda ma sappiamo che certamente la negatività di quel periodo, ha influenzato le sue opere.
Infatti una situazione così tragica e la perdita dei suoi famigliari a causa di essa,  non può che lasciare un segno drammatico, profondo e triste in colui che ha visto la peste con i propri occhi e ne ha sofferto le conseguenze.
La tragedia non lascia indifferente. Troveremo spesso nelle sue opere drammaticità, sofferenza, paura e dolore.  Basti pensare alla Decollazione di San Giovanni Battista, ai due Salomé con la testa di Giovanni Battista o ai Davide con la testa di Golia, tutti quadri macabri e forti. 

david e golia dipinto caravaggio
Davide con la testa di Golia

In preda al dolore, dopo essere stato ferito in una delle tante risse,  dipinse appunto il Davide con la testa di Golia. D’altronde, la sua condanna, dopo aver ucciso un uomo, era proprio la decapitazione e forse Caravaggio voleva in questo modo esorcizzare la paura per il suo destino.

In questo quadro è rappresentato il futuro re di Israele, Davide, che solleva il braccio sinistro e, afferrando in modo deciso i capelli di Golia, ne solleva la testa tagliata. 

Una curiosità. Sembrerebbe che sia il volto di Davide che quello di Golia, siano un autoritratto dello stesso Caravaggio. Davide rappresenterebbe un Caravaggio giovane, pieno di vita e fiero, il quale pone fine alla vita di Golia, che invece rappresenta il  Caravaggio vecchio e debole, costretto alla fuga a causa dei crimini che ha commesso.  

Il fatto che il giovane guardi il volto di Golia con compassione, fa pensare agli studiosi ad un pentimento del Caravaggio sulla vita dissoluta che aveva condotto. Guardate anche bene la spada che Davide stringe; se fate attenzione, potrete leggere la scritta “H-AS OS” – “Humilitas Occidit Superbiam” –  che vuol dire in latino, “l’umiltà uccide la superbia”.

caravaggio piedi sporchi
I piedi sporchi del Caravaggio

L’ultima caratteristica che notiamo nei quadri di Caravaggio e il forte realismo. Mani arrossate dal duro lavoro quotidiano, gambe e piedi gonfi, volti contratti dal dolore… Abbiamo visto che Caravaggio frequentava le osterie dei quartieri malfamati e quindi incontra tanta gente disperata e losca, tutte persone che ha ritratto nei suoi dipinti, catturando l’essenza di un’umanità disperata e poverissima. Dovete sapere che la maggior parte dei soggetti nei suoi dipinti era gente che incontrava per strada , nelle osterie, nei posti più malfamati. Tutte le rappresentazioni di santi, re e regine, nobili e principi erano in realtà poveracci, ladri e assassini!